Più futuro

Finora non ho trattato argomenti legati a scelte politiche specifiche, ma la sconfortante campagna elettorale in corso in Italia (con temi e approcci non così diversi – purtroppo – da quelli visti anche in altri paesi) mi impone un intervento.

Molte delle persone che si candidano a guidare il paese nel prossimo futuro si propongono di sottrarre o distruggere anziché aggiungere o creare. Si sentono molte promesse volte ad affrontare situazioni di breve termine senza la volontà di prospettare un salto in avanti, una discontinuità che ci proietti realmente nel futuro (o forse con la perfida determinazione di non volere farlo).

Credo che nel breve serva mantenere stabilità, sulla quale agire con un approccio duale, a doppia velocità: mentre si operano miglioramenti incrementali per il breve termine, si devono progettare e porre le basi per ciò che dovrà accadere nel medio-lungo termine.

Un programma di governo deve essere composto da proposte fattuali, concrete, non da semplici enunciati che prospettano miglioramenti generici privi di una base di appoggio consistente.

Il metodo che qui propongo sta nell’elencare – in ordine di priorità – alcuni principi base da considerare a riferimento per ogni proposta concreta che potrà poi derivare secondo l’approccio duale di cui sopra.

Ogni proposta, per essere chiaramente identificata, necessità di un nome e io propongo questo:

+futuro  (per il rinnovamento del paese, della società e delle persone) (1)

 Ecco i principi base “costituenti” rispetto ai quali verificherei la conformità di ogni proposta concreta. Se questi non potranno essere la base di riferimento per un progresso possibile, li considererò come “griglia di valutazione” personale delle proposte politiche rispetto alle quali sarò chiamato a prendere posizione.

+giovani

Un paese che guarda al futuro DEVE mettere i giovani al centro del suo programma politico. Questo non vuol dire ringiovanire radicalmente la classe politica o dirigente (su questo bisogna anche concordare sull’età anagrafica dei “giovani”, spesso considerati tali a 35-40 anni, invero l’età della maturità). La competenza che si acquisisce anche tramite l’esperienza è non solo importante, ma necessaria, soprattutto quando si gestisce una fase di transizione. Ma uno scarto per mettere i ventenni al centro dell’agenda politica è necessario. Vuol dire essere consapevoli che i comportamenti, le aspirazioni, le motivazioni e i linguaggi sono diversi e non necessariamente possono essere compresi, ma obbligatoriamente vanno accolti. Servono politiche di aggregazione giovanile, anche diffuse, perché un concreto interlocutore sappia e possa non solo dichiarare le proprie esigenze, ansie, priorità, ma trovi la concreta possibilità di includerle nell’agenda pubblica. Serve dare priorità alla formazione a tutti i livelli in ambienti sicuri, accoglienti e motivanti e investire nell’accesso e in una mobilità “protetta” nel mercato del lavoro. Serve soprattutto uno sforzo di creatività volto ad individuare azioni concrete che diano valore ai nuovi linguaggi, alle nuove socialità, ad un ritorno alla partecipazione alla vita pubblica.

+legalità

L’interesse di molti è raggiungere la felicità, il raggiungimento delle proprie aspirazioni, ma la felicità può essere data se si ha consapevolezza di vivere in una società dove vi è giustizia, oltre ad un livello economico decoroso. Il punto di partenza di questo percorso è la legalità. Non solo lotta alla criminalità organizzata e spicciola, ma soprattutto alla corruzione e all’evasione fiscale che sono i mali che minano alla radice la base della convivenza civile. Ed una giustizia con tempi ragionevoli e certi per rilanciare non solo la speranza, ma anche l’economia. Qui serve un atto di coraggio della politica per tagliare ogni legame con possibili collusioni e interessi di parte e fare investimenti certi, con la consapevolezza che sarà necessario muoversi anche contro-corrente. Tenendo sempre a mente che l’esempio è spesso uno strumento più potente delle azioni.

+innovazione

La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro e se questo resta un valore centrale, devono essere potenziati tutti gli investimenti volti all’innovazione del lavoro – penso a quanto si sta già facendo nell’ambito denominato Industria 4.0. La transizione deve essere governata e quindi deve essere sostenuto quanto esiste di tradizionale – utile e necessario -, ma è opportuno un salto di qualità – anche rischioso – per anticipare ed essere pronti ad affrontare il mercato del lavoro dei prossimi decenni. Anche il rapporto con il territorio, la natura, le persone richiede un ripensamento di come utilizziamo e progettiamo le tecnologie abilitanti. L’innovazione richiede un grande sforzo di comprensione, acquisizione di responsabilità e progettazione.

+inclusione

Una società cresce e prospera se sa trasformarsi e questo significa includere la diversità in tutte le sue forme, anagrafiche, di genere, culturali. La diversità è un valore e un’opportunità. Le politiche di inclusione sono contagiose, non solo per la crescita del paese, ma dell’Europa e del mondo intero. Ai confini e tra i confini, che pur sempre identificheranno comunità specifiche, oggi servono ponti e corridoi e non muri. All’interno, è necessario ridurre le differenze sociali. L’inclusione richiede fiducia e trasparenza nei comportamenti, ingredienti senza i quali non si può progettare il futuro. Inclusione che sia il frutto di politiche e azioni concrete e non lo spazio di mere dichiarazioni.

 

Ribadisco che un programma politico deve affrontare molti temi e questioni precise ed urgenti, calandosi in proposte concrete, ma ritengo importante che questo necessario enunciato sia sottoposto ad una “griglia di valutazione” di principi per stabilirne la conformità ad una ben individuata linea guida, le priorità e, in caso di non corrispondenza, ma di necessità o urgenza, renderci tutti informati e consapevoli del senso di ogni provvedimento. Questo è il mio auspicio per avere “più futuro”.

 

(1) È del tutto evidente il riferimento ad una lista elettorale da cui ho preso a prestito lo schema che ritengo azzeccato: il “+” lo interpreto come la direzione verso un progresso che comprende la consapevolezza e l’umiltà di un percorso incrementale, di singoli passi volti a costruire, con la speranza di saper inserire anche qualche radicale balzo in avanti.

One Reply to “Più futuro”

  1. Commento la tua presa di posizone prendendo in prestito le parole di Emma Bonino che mi sembrano le più appropriate.
    “Io non voglio assistere, neutrale, alla vittoria in Italia dei nazionalisti xenofobi che sono ideologicamente contro l’Unione europea, contro il diritto internazionale e, se mi consentite, contro l’Italia e contro l’interesse dei nostri cittadini…..
    …….Il 4 marzo, davanti a quella scheda aperta, la scelta sarà soltanto una. Tra chi vuole andare avanti, nella strada dei diritti, della libertà, dell’integrazione, delle opportunità del mercato internazionale, e chi vuole tornare indietro. Tra chi sogna col sorriso e chi è arrabbiato con il mondo intero, ma nel frattempo continua a dare in pasto agli elettori false promesse”

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